"Un volo nel passato"

 

Galati Mamertino che ancora si impone come un’aquila sulla valle del Fitalia ha origini molto remote. Alcuni studiosi sostengono che il paese sia sorto per mano dei saraceni e che il suo nome deriva dall’arabo "Qual’at’" che vuol dire "rocca" e si riferisce alla rupe su cui sorge il paese e "Kalat" "castello", altri ritengono che Galati corrisponda a "Calacte" la città fondata da Ducezio intorno al 446 a.c. , in seguito prese il nome di "Galatis", "Gilate" e sotto i Normanni fu "Galati". L’attributo "Mamertino" ricorda un antico popolo siculo i Mamertini. Il paese ebbe origini intorno al 1100 durante la dominazione normanna, due secoli dopo passò alla famiglia Lanza, nel 1664 fu acquistato da Don Filippo Amato, il quale nello stesso anno ottenne il titolo di Principe dal re di Spagna, la terra di Galati divenne quindi principato e in seguito ebbe altre tre baronie i "Capritti", i "Marchiolo" e i " Parrinelli" infine il titolo principesco passò alla famiglia De Spuches. Il paese ci offre numerose e significative ricchezze artistiche, il centro storico di Galati è rappresentato dalla Piazza San Giacomo, dalla Chiesa Madre e alcuni palazzi signorili.

La piazza porta il nome di San Giacomo il santo patrono, in essa emerge un monumento eretto nel 1929 e dedicato ai caduti della Prima e della Seconda Guerra Mondiale. E’sormontato da un’aquila di bronzo che simboleggia la vittoria ma rappresenta anche la forma dell’abitato galatese.

Delle quattro chiese maggiori, la chiesa Madre dedicata a Santa Maria Assunta(1575) è la più bella ed artistica. Fu costruita durante la dinastia dei Lanza nella seconda metà del XVI secolo, con lo scopo di formare un nuovo quartiere, dove il Barone e i Nobili una volta abbandonato il Castello e la vecchia Terra murata, sarebbero andati a risiedere e come poi fecero, trasferendosi nel Palazzo e nelle case signorili che delimitano la Piazza. Essa sorse come chiesa del quartiere baronale e divenne matrice quando un violento incendio distrusse la chiesa del Ss.mo Salvatore. Questa opera, di stile rinascimentale è a forma di Croce Latina divisa in tre navate da una doppia fila di colonne doriche in pietra serena. All’interno si conservano tele di grande pregio artistico,tra cui il martirio di S. Agata olio su tela di Pietro Novello da Monreale,la madonna col bambino, proveniente dalla scomparsa chiesa della badia, S. Giacomo maggiore e infine l’imponente gruppo marmoreo raffigurante le tre persone della trinità di Antonino Gagini. La chiesa del Rosario fu la più antica di tutte le chiese di Galati , è dedicata a San Martino e costituiva la Matrice dell’antica Terra di Galati, nella seconda metà del 1500 venne completamente distrutta da un incendio, di cui porta visibili tracce la bellissima statua della Madonna delle Grazie. E’ stata ricostruita ancora una volta è dedicata alla Madonna del Rosario, fu di nuovo danneggiata dal terremoto del 1908 e rifatta nel 1935. La Chiesa di San Luca sorge ai piedi del Castello feudale. La Chiesa è stata costruita alla fine del XVI secolo, ha la forma di Croce Latina, il presbiterio rialzato su tre gradini e le colonne, che dividono le tre navate, snelle ed eleganti. Di grande effetto architettonico sono gli archi trionfali, realizzati in pietra serena . Al sacro edificio si accede da un’imponente scalinata di pietra, a doppie rampe,e si entra da tre porte corrispondenti alle tre navate. Essa fu gravemente danneggiata dal terremoto del 1908, per cui le opere là custodite vennero trasferite in altre chiese. Essa fu rifatta negli anni cinquanta, ma l’opera purtroppo, intrapresa nel difficile periodo del dopoguerra, non è stata portata a compimento, è quindi non è stata più riaperta al culto dei fedeli. Vista dalla sottostante Piazza Umberto I, si può comunque ammirarla nel suo splendore monumentale. La Chiesa di Santa Caterina si trova nell’antico quartiere del "fondaco", sotto la scarpata occidentale del Castello. Sull’arco trionfale si legge la data del 1581, che sicuramente indica l’anno dell’ultimo restauro , in quanto la sua costruzione risale a tempi molto remoti probabilmente al primo periodo della dominazione normanna, è piccola, ad una sola navata con sei cappelle ricavate nelle pareti laterali e separati da grossi tramezzi in murata e da tozze colonne di pietra serena con capitello corinzio. Il campanile è incompleto. In essa è presente la statua marmorea di Santa Caterina d’Alessandria del 1550 costruita da Antonello Gagini, la statua lignea dell’Immacolata e il Crocifisso ligneo di Fra Umile da Petralia che viene portato in processione durante la festa di fine agosto. Delle tante chiese rurali, costruite nelle campagne di Galati, San Pietro a Trungali è la sola a conservare la struttura storica. Si dice di queste chiese che furono costruite dai Nobili accanto alla casa rurale del proprio podere perché , quando vi si trasferivano in estate potessero assistere alla S.Messa. Fu costruita nel 1687 da Don Pietro Marchiolo e dedicata a S. Pietro , essa presenta caratteri architettonici tardo rinascimentale e settecenteschi. Ancora oggi troviamo di questa chiesetta la statua di S.Pietro con il Signore, custodita nella chiesa del Rosario. Una delle più recente costruzione è la chiesetta dedicata a Santa Lucia, vicina alla Villa "Margherita", e tuttora aperta al culto solo alla ricorrenza della festa, che cade il 13 dicembre. Il Santuario di Trofillovenne edificato nel 1910 per volontà del Sig.Giuseppe Valenti, che, seguendo l’esempio del laico Bartolo Longo, fondatore del Santuario di Pompei, volle diffondere tra la popolazione del suo paese il culto della Vergine del Rosario, alla quale dedicò questo santuario, stupendo luogo di meditazione e di preghiera.

Il Palazzo De Spuches(1622) porta il nome dell’ultimo principe che ne fu proprietario, fu costruito nella seconda metà del XVI secolo, durante la dinastia dei Lanza. L’Ingresso principale , realizzato in pietra serena e sovrastato dallo stemma della famiglia Amato. Il Palazzo è formato da numerose stanze, compreso il grande salone ,dove il Barone o il Principe oltre alle feste, teneva i suoi consigli di governo insieme coi Nobili e i Dignitari e nominava i Magistrati. Dal cortile si accedeva alle scuderie , ai magazzini, alle abitazioni delle servitù, dava luce ai vani interni dell’immenso edificio. Da quando è rimasto disabitato, si è notevolmente deteriorato da rendersi inagibile.

 È dal castello che sorse il paese, esso sorgeva nel punto più elevato del feudo, e rappresentava un valido sistema di difesa contro le incursioni piratesche o gli attacchi dei vicini Nella seconda metà del 600 era ancora visibile una parte del castello, uno storico testimonia che il castello aveva molte belle stanze e cisterne, e veniva utilizzato come prigione. Nel recinto del castello c’era una chiesa dedicata all’Arcangelo S. Michele. Attorno ad esso sorgeva l’antica Terra di Galati, circondata da grosse mura con due porte: l’ una, detta la Porta Grande , verso la marina e l’ altra del Serro verso monte. Del Castello restano solo pochi ruderi.

 Situato nel cuore dei Nebrodi, il territorio è in gran parte collinare e montuoso, lascia pochissimo spazio alle pianure, sovrastate e racchiuse da alcune catene montuose come il Pizzo di Mueli, la Serra-Corona, la Serra-Ladri. Il paese è caratterizzato dalla presenza di numerosissime impronte di fossili di animali acquatici dell’età paleozoica rinvenute nelle Rocche Rosse, questo testimonia che un tempo queste alture erano sicuramente litorali o fondali marini. Nel cuore del Parco dei Nebrodi è stata creata l’Area del Capriolo.

 

I Caprioli sono stati presenti in Sicilia fino alla fine del 1800, in passato venivano indicati con il nome Nebrodi anche per indicare il complesso montuoso dei Nebrodi. Questi animali sono ormai spariti dalla Sicilia è, per questo l’Ente Parco dei Nebrodi ha pensato di circoscrivere un area nell’ipotesi di una futura reintroduzione del Capriolo. La pineta occupa la parte più elevata del territorio per oltre 1000 ettari di terreno e da qui si può ammirare la Valle del Fitalia, e seguendo alcuni percorsi si giunge nei posti più suggestivi dei Nerbrodi come la Cascata del Catafurco, il Pizzo di Mueli, oppure il Bosco di Mangalavite. La Cascata del Catafurco non è certo la Cascata delle Marmore, ma può darne l’idea. Le acque del fiume S. Basilio precipitano giù da un altezza di 15 metri nell’immensa cavità rocciosa che con il passare dei secoli sono riuscite a formare. Si frangono e spumeggiano come marosi, provocando un murmure che sembra una strana mescolanza di canti e suoni, voce antica e misteriosa della Natura, che racconta storie di altri tempi intessute di miti e di leggenda.

 

 

 

 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Giovedì 19 Novembre 2009 22:57 )